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giovedì 26 marzo 2020

SCRIVERE CON IL FUOCO INSIEME A MANOLA FRANCESCUTTI

Manola Francescutti è un'artista friulana classe 1987. E' cresciuta in una delle tante piccole frazioni che costellano la pianura, in una comunità piccola ma unita eppure incapace di sostenere l'unicità dei più giovani, costringendoli a profonde analisi introspettive, prove e riprove in cerca della propria identità. Ed è proprio con questo spirito di ricerca di se stessa che giovanissima decide di frequentare l'istituto d'arte Sello a Udine. Questa decisione la porta a scoprire la strada dell'arte, una strada che la entusiasma, la soddisfa e la rende felice. Si esprime con svariate tecniche pittoriche, sperimenta materiali diversi finchè comprende che la pirografia e la rittrattistica sono la sua nota armonica interiore. Il piccolo anatroccolo ribelle ed introverso è diventato un cigno appassionato. Voglio però lasciare che sia lei stessa a raccontarvi la sua storia.

 




     D : cosa ti ha portato alla pirografia?

R : Subito dopo le scuole superiori, sperimentavo le tecniche studiate come pittura ad olio, acquerello ecc. ma il continuo testare soggetti o tecniche diverse mi dava poca soddisfazione. Ero alla ricerca di qualcosa che mi trasmettesse un forte impatto emotivo, un benessere interiore e quindi una via artistica personale. Ero malcontenta e quasi frustrata da questa situazione. Un giorno, frugando tra gli scatoloni in soffitta, ho trovato un pirografo “da due soldi” e con la scusa di fare un regalo ad una coppia di persone per il loro anniversario di matrimonio iniziai la mia avventura. Mi misi al lavoro. Sarà stata la magia, sarà stato l’istinto, ma da quel giorno non ho più abbandonato questa via. Una cosa interessante e sicuramente da approfondire, pensai . Provai a incidere a fuoco diversi tipi di legno con diversi soggetti e prova dopo prova, questa tecnica mi entusiasmava sempre più. Anche adesso dico a me stessa che ha talmente tante sfaccettature che non finisco mai di imparare.

          D : cosa provi mentre lavori? 

R : Mentre lavoro provo diverse sensazioni. Quando la punta del pirografo tocca la superficie di un legno, tramite l’olfatto a volte si possono trovare quelli che sono i descrittori per il vino. Si sentono profumi dolici come la vaniglia, l’amarena, profumi intensi come il caffè, ..è incredibile. Talvolta alla vista mi stupisce la bellezza e l’unicità del segno che dalla punta esce talmente “colorato” che sembra proprio di lavorare con un pennino ad inchiostro. Il legno di ciliegio, ad esempio, al tocco rovente della punta del pirografo dà dei segni rossastri. Ogni tanto, mi fermo, guardo la pirografia che ho sott’occhio e sorrido, felice di come sta proseguendo il mio lavoro. Ovviamente non mancano le difficoltà, come quando devo preparare il supporto, il taglio della tavola, la piallatura, la levigatura… La fatica non è poca in quanto ogni singolo pezzo deve essere perfetto al tocco della mano e alla vista, per una buona riuscita del lavoro.

D : da dove prendi ispirazione?

R : Nel mio caso l’ispirazione non trova molto spazio e non è così importante quanto l’esperienza e la pratica. Ritengo che il mio lavoro sia più artigianale che artistico e dal mio punto di vista l’ispirazione è una cosa che viene da sola senza essere alimentata per forza da qualcosa. Stà a noi prenderla e seguirla. E comunque per me la gratitudine e l’apprezzamento delle mie realizzazioni da parte delle persone sono da sole motivo di soddisfazione e ispirazione per andare avanti.

D : dove vorresti arrivare da grande?

R : Da grande vorrei che questa mia passione diventasse il mio lavoro a tempo pieno, ma anche arrivare a far conoscere alle persone che si affacciano a questo mondo, le sensazioni, lo sforzo e l’impegno che ci sono dietro, per sensibilizzare di più il pubblico verso questa tecnica che secondo me è ancora considerata un’arte povera e non ha la visibilità che si merita.

mercoledì 11 dicembre 2019

VILLAORBA - Vileuarbe

Chiesa di Sant'Orsola - 1338
Prendi una carta geografica moderna della Regione, traccia due linee perpendicolari, una sull'asse Udine-Pordenone, l'altra Tarvisio-Lignano Sabbiadoro ecco in quel punto d'incontro, nel mezzo della pianura friulana, trovi Villaorba placido paese rurale di poco meno di 600 abitanti. Non è caratteristico, non brilla per una natura sfolgorante, non è nemmeno bello ma la sua forza sta nella straordinaria comunità che lo abita o lo ha abitato e se l'è portato nel cuore.
Per l'origine del suo nome, i locali, scomodano un tipo iracondo e feroce, un certo Attila re degli Unni, il quale a metà del 400 è disceso dalla steppa fino al nostro mare bruciando e sterminando un po' quello che incontrava sulla sua strada. Eppure i residenti di Villa furono così fortunati da nascondersi e non essere visti dall'esercito del temibile condottiero, pertanto, in onore dello scampato pericolo, il nome fu modificato in Villaorba (Villa non vista). Meno poetica invece è l'ipotetica origine agreste del nome "Villa delle erbe", in onore dei boschi e dei prati ricchi di piante di vario tipo che crescevano nell'area prima dell'agricoltura intensiva e dei riordini fondiari. Su questo borgo si trovano molte informazioni storiche nei testi prodotti da Don Angelo Tam. A lui è intitolata la bibblioteca parrocchiale che ha sede presso la casa della gioventù nei pressi della piazza del paese, la quale, oltre a molti altri testi, contiene circa 60 opere dedicate a scrittori, scultori e poeti friulani.
Come dicevo il valore del luogo è dato dalle persone che si prodigano nel sociale, sia attraverso l'associazione ANA, sia attraverso la pro loco vileuarbe, che ogni anno organizza il consueto pardon da las masanetes, un evento culturale, sportivo e goliardico che celebra una tradizione di scambi commerciali con Marano Lagunare dalla fine del 1800 e ripresa in modo continuativo dal 1947; sia attraveso l'operato dei singoli o di gruppi organizzati che operano nel sostegno all'alcolismo e alle dipendenze, nelle attività sportive, musicali ed artistiche.

Las contes di una volte :

Sul tej a vivevin tre ochiutes, une un poc sturnide, une un ninin imberlade e la tierce cun tante voe di fa ben. In chel timp a girave voc che pa campagne al jere un lof. Alore las tre ochiutes si son costruides une cjase. La prime di fen, la seconde di stecs e la tierce di mur. Come ca pensavin ecco ca l'è rivat il lof a tucà ta prime cjasute : "Viergimi ochiute che se no ti moli un peet ca tu rivis fin a Meret" ... 

Che fine ha fatto il lupo e le oche ve lo racconto un'altra volta.

Info:
LIBRI :
-  Monumenti antichi della fede cristiana in Villaorba / Angelo Tam.

- Villaorba : dalla protostoria alla storia / Angelo Tam

- Silvio Olivo : le sculture